La danza popolare quale motore di integrazione.

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I componenti di una classe non si scelgono tra loro, non è un gruppo di amici e non sono parenti , ma devono convivere insieme per diverse ore al giorno, per diversi anni. Mettere insieme tante anime diverse, soprattutto di adolescenti, crea spesso, delle polveriere che poi occorre gestire.

In questa proposta si è scelto forse azzardando, di coinvolgere il gruppo in un percorso di danze popolari.

L’ho definita azzardata, per diversi aspetti:

-la percezione del proprio corpo: già in età preadolescenziale si notano difficoltà e resistenze a muoversi in uno spazio in maniera differente da quella solita ad esempio girare su sé stessi, camminare all’indietro, camminare evitando ostacoli, etc. Competenze motorie che dovrebbero essere già pienamente acquisite e che invece sono spesso carenti e deficitarie.

-la paura di mostrarsi troppo, di esporsi, di fare notare debolezze con quelli che consideriamo sconosciuti.

– il rifiuto di tutto ciò che è ignoto, poco conosciuto, fuori dai canoni, dalle mode e dalle proprie consuetudini.

Insieme a tutto questo si devono aggiungere spazi inadeguati, attrezzature minime, insegnanti poco disponibili e tutto ciò che di respingente può avere la scuola secondaria di primo grado.

 

Ma la riflessione e la proposta successiva è nata soprattutto per smontare tutte queste difficoltà, con in più , la volontà  di creare un percorso che fosse davvero inclusivo, non solo per chi ha una disabilità conclamata, ma anche per chi è in difficoltà a relazionarsi con gli altri.

 

Questo percorso è durato un intero anno scolastico, con una cadenza settimanale di un ora ed ha coinvolto una classe di 23 ragazzi e ragazze di cui 2 con disabilità, di età tra i 12/13 anni  e diversi ragazzi e ragazze di altre classi che hanno chiesto di essere coinvolti.

 

Per arrivare all’obbiettivo si è partiti con molta gradualità, cercando di smontare piano tutte le remore quali tenersi per mano, guardarsi negli occhi, muoversi nello spazio, muoversi in cerchio, non giudicare né sentirsi giudicati…In poche parole si è costruito un clima di fiducia, di rispetto reciproco e di condivisione : tutto ciò è stato ottenuto lavorando in spazi protetti, quindi non troppo in  vista, senza l’ansia di valutazioni o volontà di restituzione ad un pubblico (il classico saggio) e con la libertà di scegliere come e quando partecipare. Senza questi presupposti, un percorso del genere non può funzionare.

 

La scelta dei materiali proposti è caduta sul repertorio di danze collettive in cerchio, di origine popolare e non, che hanno queste caratteristiche:

– La coralità del movimento: la maggior parte delle danze proposte hanno una disposizione in cerchio, aperto o chiuso, che non mettono al centro e quindi in mostra, il singolo, ma coinvolgono tutti allo stesso modo.

-La semplicità dei passi: avanzare avanti e indietro, verso destra o sinistra, battendo le mani o girando su sé stessi, movimenti che in buona parte delle situazioni, tutti riescono a compiere senza sentirsi incapaci, pur restando pienamente coinvolti.

– Il basso contatto fisico: lavorando con ragazzi e ragazze di questa età, il contatto fisico è quasi un tabù, è importante quindi scegliere situazioni dove solamente le mani si toccano, ad esempio in un cerchio ha più importanza al contatto visivo.

– Il basso grado di impegno fisico: movimenti non troppo repentini, o fisicamente impegnativi come alzarsi e sedersi sul pavimento, passi molto veloci o molto saltellati.

-Poche regole ma ben definite: sia per quanto concerne i movimenti che per l’atteggiamento generale da tenere per durante il percorso, non consente autonomia di movimento ma facilita chi non sa come muoversi e soprattutto, elimina la possibilità di scherno e sberleffo.

-In ultimo, musiche diverse, particolari e divertenti, con diverse sonorità legate anche a contesti ben precisi: le danze per le feste di corte o di nozze ad esempio, oppure legate a contesti o personaggi particolari (Koce Berberot – il barbiere ubriaco)

 

Alla fine di questo percorso, proposto anche in altre situazioni e contesti simili, il risultato finale è  sempre quello di un gruppo sicuramente modificato nelle dinamiche, che ha condiviso un momento fuori dal tempo e dallo spazio della scuola, che si scopre capace di muoversi in sintonia, e che non vede grosse differenze tra chi può e sa muoversi e chi invece no, ed è questo forse il risultato più interessante: partire tutti da uno stesso grado di difficoltà anche motoria, e arrivare ad una condivisione  di momenti che non sono la vita quotidiana ma che restano nel ricordo.

Diana Rubiu

La danza popolare quale motore di integrazione.ultima modifica: 2020-01-24T14:53:35+01:00da e-news104
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